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Il Tar del Lazio respinge il ricorso contro l’obbligo di accettare pagamenti con carte di credito per importi superiori ai 30 euro

Inserito il 9 maggio 2014 – 08:01

“La norma che obbliga i professionisti e le imprese a consentire i pagamenti con il bancomat per importi al di sopra dei 30 euro a partire dal prossimo 30 giugno non viola alcun parametro di legittimità, nè evidenzia eccessi di potere tali da giustificare la sua sospensione in via cautelare. Semmai, evidenzia solo un costo economico di certo non irreparabile”.

Lo ha stabilito il Tar del Lazio, sezione terza ter, con l’ordinanza 01932/2014 depositata il 30 aprile che ha rigettato l’istanza presentata dal Consiglio nazionale degli architetti contro il Dm 24 gennaio 2014 del ministro dello Sviluppo economico attuativo dell’articolo 15, comma 5 del Dl 179/2012 laddove prevede (articolo 2, comma 1) che l’obbligo (ad oggi fissato con decorrenza dal 30 giugno 2014) di accettare pagamenti attraverso carte di debito si applica a tutti i pagamenti di importo superiore a 30 euro a favore di imprese e professionisti per l’acquisto di prodotti o la prestazione di servizi.

E il Tar, alla luce della sommaria delibazione dell’atto impugnato e dei motivi di ricorso, ha ritenuto inesistente il “fumus boni juris” in quanto il decreto impugnato «sembra rispettare i limiti contenutistici e i criteri direttivi fissati dalla richiamata fonte legislativa che, all’articolo 9, comma 15-bis, impone perentoriamente e in modo generalizzato che a decorrere dal 30 giugno 2014, i soggetti che effettuano l’attività di vendita di prodotti e di prestazioni di servizi, anche professionali, sono tenuti ad accettare anche pagamenti effettuati attraverso carte di debito».

Peraltro il decreto impugnato «ha dato attuazione al suddetto obbligo generale di fonte legale relativo all’uso tendenzialmente generalizzato delle carte di debito per le transazioni commerciali, mentre la fissazione di “importi minimi” da parte della fonte secondaria è espressamente indicata come “eventuale”.