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Credito al consumo in calo anche in provincia di Lucca

Inserito il 20 gennaio 2014 – 10:51

Quella rateale è ormai l’unica forma di pagamento nel settore delle auto, ma resiste anche nel settore degli elettrodomestici e dell’elettronica, dove per alcune grandi aziende raggiunge circa il 6% del volume di pagamenti, per un totale di decine di milioni di euro. Tassi di interesse diminuiti rispetto al passato, sempre inferiori al 10%. “Ma i lucchesi non amano indebitarsi”, dice il direttore di Confcommercio Imprese per l’Italia – provincia di Lucca, Rodolfo Pasquini.

“A questo – spiega Pasquini – si aggiunge la mancanza di fiducia nel futuro: tra spese obbligate, pressione fiscale in aumento e reddito disponibile tornato ai livelli di 27 anni fa, le famiglie preferiscono rimandare gli acquisti non necessari”. Credito al consumo in calo anche in provincia di Lucca dunque: negli ultimi cinque anni le famiglie hanno progressivamente ridotto il ricorso a varie forme di finanziamento per pagare i propri acquisti.

“E non poteva essere altrimenti, dal momento che si sono ridotti i consumi, prima ancora del credito al consumo – insiste il direttore di Confcommercio –. Tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del Duemila c’era stato un vero boom. La gente pagava a rate qualsiasi cosa, dalle vacanze al frigorifero, con interessi più alti di ora, ben oltre quella soglia del 10% che oggi invece non viene quasi mai superata”. Le spiegazioni del limitato interesse dei consumatori nei confronti del credito al consumo sono molte, secondo la Confcommercio, e di natura sia sociologica sia prettamente economica.

“Il credito al consumo – dice ancora Pasquini – presuppone nei consumatori un indice di fiducia alto, che in questo momento manca come mancano l’ottimismo e la serenità nel guardare al futuro. Per gli acquisti non necessari c’è sempre tempo. Ma non c’è tempo invece per l’economia interna, che se i consumi restano al palo come ora è destinata a soffrire ancora più di ora”.

“La leva per un ulteriore aiuto alla ripresa del consumo – termina il direttore di Confcommercio – è quella di offrire al lavoratore medio la possibilità di avere in busta paga 100 – 150 euro in più al mese derivanti da una manovra di defiscalizzazione da cui anche lo Stato trarrebbe comunque beneficio sotto forma di maggiori entrate, e quindi imposta più alte da pagare, per le aziende”.