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Le prime parole di Bertolani da presidente di Confcommercio Viareggio – intervista del quotidiano “La Nazione”

Inserito il 9 dicembre 2013 – 11:54

Prime parole da presidente di Confcommercio Imprese per l’Italia – Viareggio, intervistato dalla collega Francesca Navari per il quotidiano “La Nazione”, edizione di Viareggio. Ecco il testo dell’articolo uscito nelle pagine della cronaca di venerdì 6 dicembre.

 

“Il Pil viareggino è in picchiata e la ricetta di recupero è fatta di eventi e pedonalizzazione». Parla Piero Bertolani, da pochi giorni alla guida del Confcommercio Viareggio e da 35 anni a capo di una catena di negozi che negli anni Ottanta hanno introdotto la logica dello sportwear in città. Con coraggio e tante idee assume dunque il timone di una delle categorie più strozzate dalla crisi in atto.

«Dobbiamo ricordare — premette — che ogni negozio che chiude significa una ricaduta in negativo per 10 attività di indotto tra fornitori, commercialisti ecc…solo la Passeggiata crea occupazione per oltre 3500 persone tra i titolari, i dipendenti, artigiani e professionisti. In passato le domeniche di primavera circolavano solo sul lungomare 50mila visitatori mentre adesso si stanno perdendo presenze in modo massiccio perchè il 95% degli avventori arriva in auto e mancano parcheggi. La soluzione? Migliorare l’accoglienza e la vivibilità — confessa Bertolani — rendendo la città tutta pedonale e ciclabile ma comunque fruibile in modo agevole con parcheggi sotterrannei in piazza D’Azeglio o piazza Mazzini, ovviamente nel rispetto dell’ambiente. Le aree dovranno essere ben segnalate all’uscita dell’autostrada e con possibilità di pagamento solo per l’effettivo utilizzo e non come accade adesso che i turisti corrono il rischio di incappare nella multa se sforano l’orario del ticket. Viareggio ha ancora un forte appeal e va valorizzato, anche animando continuamente la Passeggiata con eventi che possono essere frutto di collaborazione con Comune, Fondazione Carnevale o società sportive».

Per Bertolani la crisi commerciale è diventato un ‘cancro’ che ha colpito prima la periferia, poi si è esteso a macchia d’olio nel centro dove è ormai un rincorrersi di fondi sfitti. «Il mercato va ridisegnato completamente — sentenzia — perchè non ha la caratteristica di centro commerciale e neppure l’offerta è adeguata: la zona cerca di sopravvivere solo grazie allo sforzo di pochi commercianti che tengono duro. I banchi sono piccoli, non si può pretendere di sviluppare un’attività su 16/18 metri quadrati; parallelamente in troppi non rispettano il regolamento perchè restano aperti solo 4 mesi l’anno. Per non parlare dell’appiattimento dell’offerta commerciale: la prevalenza di venditori asiatici ha mortificato la differenziazione del prodotto. E non sono più i tempi in cui c’era Tonino con i prodotti per la casa o il cappellaio». Altro aspetto da potenziare quello della professionalizzazione dei dipendenti. Confcommercio infatti sta puntanto su corsi per figure di commessi e vetrinisti «perchè troppo spesso viene impiegato personale che non sa l’inglese e neppure piegare una maglia o riconoscere una taglia».