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Rumori al “Peschino”, Confcommercio difende i titolari dell’attività

Inserito il 18 luglio 2013 – 12:57

Dopo la raccolta di firme effettuata da un gruppo di residenti dell’area di piazza San Michele, per chiedere al Comune di intervenire nei confronti della gestione de “Il Caffè del Mercato” (noto anche come “Il Peschino”) per presunte irregolarità collegate alla diffusione della musica e al comportamento dei suoi avventori, giunge la replica di Confcommercio.

“Intanto – afferma il direttore Rodolfo Pasquini – al titolare del locale va la totale solidarietà e vicinanza della nostra struttura. Detto questo ed entrando nello specifico, preme rimarcare come in materia esistano delle precise normative, alla stesura delle quali Confcommercio ha contribuito in prima persona partecipando ad incontri mirati ed organizzandone a sua volta altri, in collaborazione con i vari enti e le forze dell’ordine, sotto la regia della Prefettura. L’argomento, pertanto, è fuori discussione di quanto sia conosciuto e considerato dalla nostra associazione”.

“Nello specifico – prosegue Pasquini -, troviamo del tutto fuori luogo l’intrusione del comitato Vivere il centro storico, ma non capiamo neppure l’atteggiamento del Comune, che su simili argomenti dovrebbe istituire casomai un tavolo di confronto con le associazioni di categoria, così come stabilito dalle normative”.

“Per quanto riguarda il comportamento degli avventori una volta chiuso il locale – insiste il direttore Confcommercio -, il discorso è vecchio, ma ci vediamo costretti a ripeterlo: una volta chiusi i battenti, il gestore di un bar non può essere considerato in alcun modo responsabile di quanto avviene all’esterno. Se un gruppo di persone decide di restare a parlare e lo fa ad alta voce e fino a notte fonda, il titolare di un pubblico esercizio cosa dovrebbe fare? Riaccompagnare a casa le persone una per una?”.

“In generale – aggiunge Pasquini -, mi chiedo e chiedo: cosa vogliamo fare di questa città? Si parla tanto, a parole, di Lucca viva, ma sembra che nei fatti si intenda costringere gli imprenditori del settore ad andarsene. Si parla molto, e giustamente, della lotta contro le stragi del sabato sera: perché allora osteggiare chi permette ai giovani di non muoversi con l’auto?”.