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Sentenza della Corte Costituzionale: le attività ricettive non possono somministrare alle persone non alloggiate in struttura

Inserito il 3 maggio 2012 – 08:31

Fipe nazionale rende noto che la Corte Costituzionale, con la sentenza numero 80 del 2012 (consultabile sul sito internet www.fipe.it), su ricorso delle Regioni Toscana, Veneto, Umbria e Puglia ha dichiarato incostituzionale una serie di articoli del codice del turismo, tra i quali l’articolo 8 che attribuiva alle imprese ricettive (da quelle alberghiere a quelle all’aperto, dalla country house agli affittacamere)  la facoltà di effettuare la somministrazione di alimenti e bevande anche alle persone non alloggiate nella struttura.

Tale norma era stata oggetto di forte contestazione da parte di Fipe, sostenitrice della teoria che non apparisse in alcun modo giustificabile, anche in relazione alla generale liberalizzazione dell’accesso all’attività, che a taluni soggetti  fosse consentito di effettuare attività di somministrazione di alimenti e bevande con requisiti diversi da quelli previsti per i pubblici esercizi.

Al riguardo, la Corte ha motivato la illegittimità costituzionale dell’articolo 8, precisando che “si tratta di un accentramento di funzioni spettanti in via ordinaria alle Regioni, in forza della loro competenza residuale in materia di turismo…. per tale motivo la questione di legittimità costituzionale per eccesso di delega è ammissibile e fondata, per violazione degli articoli 76 e 77, primo comma, Cost, in relazione agli articoli 117, quarto comma, primo comma, Cost”.

Di conseguenza l’apertura degli esercizi di somministrazione ai non alloggiati, nelle attività ricettive resta regolamentata dall’articolo 64 del decreto legislativo numero 59/2010 che prevede sia il possesso dei requisiti soggettivi di cui all’articolo del medesimo decreto, sia il rilascio di autorizzazione o presentazione di Scia (Segnalazione certificata di inzio attività), ove previsto.

La sentenza della Corte Costituzionale, dunque, con i suoi contenuti potrebbe aprire la porta a nuove possibilità di azioni da parte delle Regioni, anche nei confronti della normativa sul commercio di recente emanazione.