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Accesso al credito difficile, anche Giannoni lancia un appello alle banche

Inserito il 8 marzo 2012 – 14:02

Sulle difficoltà d’accesso al credito per le aziende, a cause dei paletti restrittivi imposti dalla banche, interviene Arturo Giannoni, presidente del sindacato materiali edili di Confcommercio Lucca.

“Negli ultimi due anni – afferma Giannoni -, il rapporto banca impresa è cambiato radicalmente, sia per motivi legati alle trasformazioni normative (accordo Basilea 2) sia per la profonda crisi finanziaria intervenuta nell’autunno 2008. L’insieme di questi due fattori si è tradotto in una forte stretta creditizia. Per molte imprese ottenere fidi e finanziamenti è diventato pura utopia, e questo proprio nel momento in cui il calo di fatturato e le maggiori difficoltà negli incassi dovuti sempre alla crisi hanno reso più urgente ed essenziale disporre di risorse per fronteggiare gli squilibri di cassa”.

“L’accesso al credito resta una delle questioni di maggiore rilevanza anche per le aziende del commercio edile, ma anche per le imprese del settore. Infatti, non a caso, recentemente si sono levati appelli da parte del mondo economico, per chiedere alla banche locali una maggiore disponibilità verso le piccole e medie imprese. Su questo punto chiederemo tramite le associazioni di categoria l’intervento anche della Camera di Commercio, in quanto rappresentate delle unità produttive della provincia”.

“Infatti nonostante a livello europeo siano state destinate ingenti risorse a sostegno del sistema bancario, il ritorno economico nei singoli Stati ancora non si è visto, almeno in Italia. Le banche, anziché acquistare titoli di stato, devono dare sostegno alle imprese, concedendo prestiti e agevolando lo sviluppo dell’imprenditoria del territorio, che rischia non solo il ristagno ma addirittura il collasso. Il settore delle costruzioni e del commercio edile, da un lato la crisi del mercato immobiliare e gli ingenti stock di case invendute, dall’altro, oltre al ritardo dei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni, dovute alle assurde norme del patto di stabilità, rendono ancora più forte la crisi e chi ne subisce in modo pericoloso in fondo sono i rivenditori edili”.

“A questo punto mi sorge la domanda: cosa vogliono le banche e la politica per tornare ad erogare il credito alle imprese? Forse che le imprese locali debbano cadere nella rete del finanziamento illecito? Forse con la recente manovra finanziaria si vuole perseguire l’obiettivo della diminuzione del debito pubblico aumentando le entrate, ma dall’altro si provoca un calo della capacità di spesa delle famiglie (motore dell’economia), ormai ridotta ai minimi termini. Non è prevedibile una crescita dei consumi non creando domanda e offerta, la più elementare delle nozioni. Se non sono le banche e la politica a creare l’economia, non si uscirà dal baratro”.