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Testo unico dell’apprendistato, l’analisi del Ministero del Lavoro

Inserito il 6 dicembre 2011 – 15:29

Il Ministero del Lavoro, nella circolare n. 29 dell’11 novembre 2011, si sofferma ad analizzare l’articolo 7 del nuovo Testo unico dell’apprendistato (D. Lgs. n. 167/2011), che contiene disposizioni volte a:

  •  assicurare il corretto svolgimento del rapporto di apprendistato;
  • sanzionare condotte datoriali illecite;
  • introdurre un regime transitorio per il passaggio dalla vecchia alla nuova disciplina.

REGIME TRANSITORIO

Il regime transitorio è disciplinato dall’articolo 7, comma 7, del D.Lgs n. 167/2011, che afferma:

Per le Regioni e i settori ove la disciplina di cui al presente decreto non sia immediatamente operativa, trovano applicazione, in via transitoria e non oltre sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, le regolazioni vigenti. In assenza della offerta formativa pubblica di cui all’articolo 4, comma 3, trovano immediata applicazione le regolazioni contrattuali vigenti.

Il periodo transitorio va dal 25 ottobre 2011 (data di entrata in vigore del Testo unico) al 25 aprile 2012. A decorrere dal 26 aprile 2012 l’unica disciplina applicabile al contratto di apprendistato sarà quella contenuta nel D.Lgs n. 167/2011.

Il Ministero chiarisce al riguardo che:

  • vi è un chiaro intento di limitare il perpetrarsi della vecchia disciplina non oltre i sei mesi dall’entrata in vigore delle nuove regole;
  • le vecchie regole trovano applicazione nel periodo transitorio unicamente con riferimento alle tipologie di apprendistato che per essere operative necessitano dell’intervento della contrattazione collettiva e/o delle Regioni.

Diversamente è da considerarsi immediatamente operativo l’apprendistato di alta formazione o di ricerca, laddove, in assenza di regolamentazioni regionali, il contratto sia attivato, ai sensi dell’articolo 5, comma 3, D.Lgs n. 167/2011, tramite apposite convenzioni stipulate dai singoli datori di lavoro o dalle loro associazioni con le Università, gli istituti tecnici e professionali e le istituzioni formative o di ricerca.

Il Ministero precisa che la vecchia disciplina rimane in vigore:

“… fino allo scadere dei sei mesi e a condizione della inapplicabilità della nuova disciplina contenuta nel D.Lgs. n. 167/2011 per mancanza del contestuale intervento delle singole Regioni e della contrattazione collettiva (interconfederale o di categoria) …”

In tal caso, le disposizioni che rimangono in vigore nel periodo transitorio sono quelle che attualmente disciplinano l’apprendistato e cioè disposizioni di legge statale, disposizioni di legge regionale, norme del contratto collettivo, comprese le disposizioni di carattere sanzionatorio, come chiarito dalle Circolari del Ministero del Lavoro n. 40/2004 e n. 27/2008.

In assenza di interventi regionali/settoriali tale norme regolano, nel periodo transitorio, il contratto di apprendistato in particolare con riferimento:

• alla durata del periodo formativo;

• all’applicazione delle relative agevolazioni contributive.

Nella fattispecie, l’articolo 4 relativamente all’Apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere, prevede, al comma 3, che la formazione svolta sotto la responsabilità dell’azienda (formazione per l’acquisizione delle competenze tecnico-professionali e specialistiche disciplinata dai contratti collettivi) sia integrata da una offerta formativa pubblica inerente la formazione di base o trasversale (disciplinata dalle Regioni sentite le Parti sociali).

Il Ministero auspica che vengano tenuti distinti i due piani (vecchio/nuovo apprendistato) in modo da poter gestire la fase transitoria senza confusione di norme, tenendo conto del fatto che la regolamentazione regionale è subordinata all’attuazione dei profili di cui all’articolo 2, comma 1 del D.Lgs n. 167/2011 da parte della contrattazione collettiva.

Nell’impostazione data dal nuovo Testo unico la contrattazione collettiva ha un ruolo rilevante nel definire gli aspetti gestionali del rapporto di lavoro in tutte le tipologie dell’apprendistato (non solo nel professionalizzante). In particolare l’articolo 2 (disciplina generale), al comma 1, prevede che: “La disciplina del contratto di apprendistato e’ rimessa ad appositi accordi interconfederali ovvero ai contratti collettivi di lavoro stipulati a livello nazionale da associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale …“ nel rispetto dei principi generali elencati allo stesso articolo 2.

Al riguardo il Ministero chiarisce che nonostante il riferimento della norma al primo livello di contrattazione (nazionale), questo non esclude la possibilità che i criteri e principi direttivi dell’apprendistato siano concordati mediante accordi interconfederali di tipo territoriale (secondo livello di contrattazione) “eventualmente cedevoli rispetto alla contrattazione collettiva di settore”.

Apprendistato per la qualifica e il diploma professionale

L’articolo 3 (apprendistato per la qualifica e il diploma professionale) subordina l’operatività di tale tipologia di apprendistato all’accordo in Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome deputate a stabilire gli standard generali della formazione e la regolamentazione dei profili formativi.

Nel periodo transitorio la stipulazione di tale tipologia di contratto è possibile solo nelle Regioni che abbiano stipulato le relative intese con i Ministeri competenti ai sensi dell’articolo 48 del D.Lgs. n. 276/2003.

Come si ricorderà l’articolo 48 D.Lgs n. 276/2003 (apprendistato per l’espletamento del diritto-dovere di istruzione e formazione) demanda la regolamentazione dei profili alle Regioni e alle Province autonome di Trento e Bolzano, d’intesa con il Ministero del Lavoro e il Ministero dell’Istruzione, sentite le associazioni datoriali e sindacali maggiormente rappresentative sul piano regionale.

Allo stato attuale la stragrande maggioranza delle Regioni non ha raggiunto tali intese, pertanto in tal caso, nel periodo transitorio, è tutt’ora applicabile la disciplina prevista dalla Legge n. 196/1997, dalla Legge n. 25/1955.

Apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere

L’articolo 4 del D.Lgs n. 167/2011 contiene la disciplina dell’apprendistato professionalizzante o di mestiere e, relativamente alla durata e modalità di erogazione della formazione, prevede:

  • al comma 2, una formazione tecnico-specialistica disciplinata dagli accordi interconfederali e dai contratti collettivi, sulla base dell’età dell’apprendista e del tipo di qualificazione da conseguire;
  • al comma 3, una formazione di base o trasversale (non superiore a centoventi ore nel triennio) disciplinata dalle Regioni, sentite le parti sociali.

Al riguardo il Ministero precisa che anche durante il periodo transitorio potrà già essere operativo il nuovo apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere di cui all’articolo 4, D.Lgs n. 167/2011, a condizione che la riforma sia stata recepita:

  • sia dalle singole Regioni (per la parte relativa alla formazione trasversale);
  • sia dai contratti collettivi/accordi interconfederali di riferimento (per la parte relativa alla formazione tecnico-specialistica).

Il D.Lgs n. 167/2011 stabilisce all’articolo 7, comma 7 che in assenza della predetta offerta formativa pubblica trovano immediata applicazione le regolazioni contrattuali vigenti.

Al riguardo il Ministero precisa che:

“In altri termini, qualora la formazione pubblica di cui è responsabile la Regione non dovesse aver luogo, il Legislatore ha inteso garantire (questa volta evidentemente senza limiti di tempo) che l’apprendistato professionalizzante o di mestiere possa sempre essere attivato sulla base della sola disciplina contrattuale novellata dalle organizzazioni datoriali e sindacali sulla base del D.Lgs. n. 167/2011. È data dunque la possibilità di svolgere un apprendistato con formazione esclusivamente a carico del datore di lavoro — analogamente a quanto previsto in passato dall’art. 49, comma 5 ter, del D.Lgs. n. 276/2003 — a condizione però della assenza di una concreta offerta formativa pubblica.

Il comma 5-ter all’articolo 49 del D.Lgs n. 276/2003, (inserito dall’articolo 23, comma 2 del DL n. 112/2008) ha introdotto la possibilità di effettuare, nell’apprendistato professionalizzante, la formazione (quasi) esclusivamente aziendale. Si tratta di un canale parallelo di formazione, affidato alla contrattazione collettiva, nel rispetto della competenza in ambito formativo propria delle Regioni.

La formazione esclusivamente aziendale è un ulteriore canale affidato alla contrattazione collettiva, che non apporta alcuna modifica all’impianto normativo preesistente (comma 5 e 5 bis dell’articolo 49 del D.Lgs n. 276/2003, rispettivamente normativa regionale o, in sostituzione, contrattuale), ma che consente alla contrattazione collettiva di disciplinare i profili formativi dell’apprendistato professionalizzante. La Corte Costituzionale ha tuttavia precisato che, le Regioni devono essere coinvolte nella definizione di tali profili, pertanto i contratti collettivi che prevedono percorsi di formazione esclusivamente aziendale sono presentati alle Regioni ai fini della sottoscrizione di apposite intese finalizzate a coordinare i percorsi formativi regionali con quelli contrattuali (Sentenza n. 176/2010). Tuttavia in attesa di tali accordi/intese, continuano a trovare applicazione le disposizioni contrattuali vigenti.

Il legislatore, con la disposizione di cui all’articolo 7, comma 7 del nuovo Testo unico sull’apprendistato ha voluto privilegiare, nel contratto di apprendistato professionalizzante, tale “terzo canale”, quale modalità di erogazione della formazione, nel pieno rispetto della sfera di competenza costituzionalmente riservata alle Regioni (competenti nell’ambito della formazione trasversale), delineando in questo modo un quadro più chiaro rispetto al passato nel caso di assenza di offerta formativa pubblica.

Apprendistato di ricerca

Il Ministero del Lavoro, nel commentare l’articolo 5, D.Lgs n. 167/2011, relativo all’apprendistato di alta formazione e di ricerca effettua distinte considerazioni, affermando che, per quanto attiene all’apprendistato di ricerca, si tratta di una nuova tipologia (non è prevista l’acquisizione di un titolo di studio), che può essere attivata:

  • ancor prima che intervengano le relative discipline di Regioni/contrattazione collettiva;
  • sulla base di convenzioni/intese ad hoc stipulate tra il singolo datore di lavoro e le relative istituzioni formative o di ricerca.

Apprendistato di alta formazione

Per quanto attiene all’apprendistato di alta formazione (finalizzato all’acquisizione di un titolo di studio secondario, laurea, diploma di specializzazione …), il Ministero ricorda che si tratta della stessa fattispecie disciplinata dall’articolo 50, D.Lgs n. 276/2003, pertanto, se già regolamentato dalle Regioni, le relative disposizioni rimangono valide:

  •  fino al recepimento della riforma da parte delle singole Regioni e comunque
  • non oltre i sei mesi della fase transitoria.

Nel caso in cui le Regioni non abbiano provveduto alla predetta regolamentazione (concordata tra Regioni, associazioni datoriali e sindacali, Università e Istituti formativi) è consentito al datore di lavoro, singolarmente o nell’ambito dell’associazione di appartenenza, stipulare apposite convenzioni con i soggetti formativi prescelti. Evidentemente tali intese dovranno essere concordate sulla base del nuovo art. 5, D.Lgs n. 167/2011.

Apprendistato con i lavoratori in mobilità

Per quanto riguarda infine la nuova tipologia di apprendistato con lavoratori in mobilità, introdotta dall’articolo 7, comma 4, trattandosi di una fattispecie attivabile in tutte le tipologie di apprendistato esaminate, è immediatamente operativa, ma sulla base di quanto precisato in ordine alle singole tipologie di apprendistato.

Pertanto, in assenza di interventi da parte di Regioni/contrattazione collettiva, nel periodo transitorio trova applicazione, anche per i lavoratori in mobilità, la disciplina previgente all’entrata in vigore del nuovo Testo unico.

Ai lavoratori in mobilità si applicano le disposizioni in materia di licenziamenti individuali di cui alla Legge n. 604/1966, mentre non è prevista la possibilità per il datore di lavoro di recedere al termine del periodo formativo.

SANZIONI PER INADEMPIMENTO FORMATIVO

Il datore di lavoro inadempiente nell’erogazione della formazione, laddove sia esclusivo responsabile e l’inadempimento sia tale da impedire la realizzazione delle finalità formative, è tenuto a

  •  versare la differenza tra la contribuzione versata e quella dovuta,
  •  con riferimento al livello di inquadramento contrattuale superiore che sarebbe stato raggiunto dal lavoratore al termine del periodo di apprendistato,
  •  maggiorata del 100 per cento,
  • con esclusione di qualsiasi altra sanzione per omessa contribuzione.

Il Ministero chiarisce che tale sanzione, prevista dall’articolo 7, comma 1 del D.Lgs n. 167/2011 è

  •  analoga a quella prevista dall’articolo 53, terzo comma del D.Lgs n. 276/2003,
  • applicata solo in presenza del duplice concomitante requisito di responsabilità esclusiva del datore di lavoro e mancato raggiungimento degli obiettivi formativi.

Infatti, la gravità del comportamento datoriale va valutata tenendo conto del necessario coinvolgimento dell’amministrazione pubblica nell’offerta formativa.

TIPOLOGIA APPRENDISTATO RESPONSABILITÀ DATORE DI LAVORO

Apprendistato per la qualifica e diploma professionale

Non consente al lavoratore di seguire:

  •  i percorsi formativi esterni all’azienda previsti dalla regolamentazione regionale;
  •  e/o la parte di formazione interna eventualmente consentita dalle regolamentazioni regionali.

Apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere

Non consente al lavoratore di seguire:

  • la formazione interna tecnico/specialistica;
  • la formazione di base o trasversale esterna.

Apprendistato di alta formazione e apprendistato di ricerca

Non consente al lavoratore di seguire:

  •  i percorsi formativi (interni o esterni) previsti dalla regolamentazione regionale;
  • i percorsi formativi interni aziendali previsti nelle convenzioni in assenza di regolamentazione regionale (*).

(*) In quest’ultimo caso la responsabilità del datore di lavoro è maggiore in quanto nelle intese ad hoc che possono essere raggiunte ai fini dell’instaurazione dell’apprendistato di alta formazione e ricerca, l’attività formativa viene svolta, alla stregua dell’apprendistato professionalizzante, sotto la responsabilità dell’azienda.

Provvedimento di disposizione

In presenza di inadempimenti nella erogazione della formazione definita nel piano formativo individuale, rilevata in sede di ispezione, i funzionari del Ministero del Lavoro sono tenuti ad adottare un provvedimento di disposizione assegnando un congruo termine al datore di lavoro per adempiere.

Pertanto, nell’ipotesi di carenza nella formazione, il personale ispettivo è tenuto a permettere il “recupero” della formazione non effettuata nel periodo intercorrente tra la visita ispettiva e il termine del periodo di formazione. Ovviamente perché ciò sia possibile è necessario vi sia un ragionevole arco di tempo che permetta il recupero del debito formativo. Infatti,

  •  in assenza di un periodo congruo il personale ispettivo applica la sanzione di cui all’articolo 7, comma 1 del Testo unico;
  •  in presenza di un periodo congruo il personale ispettivo intima il recupero della formazione.

La previsione dell’arco temporale è valutata tenendo conto della durata massima del periodo di formazione che può essere legittimamente prorogato in presenza degli eventi previsti dall’articolo 2, comma 1, lettera h). Nella fattispecie si tratta degli eventi di malattia, infortunio o ogni altra causa di sospensione involontaria del rapporto, superiore a 30 giorni, codificata dai contratti collettivi.

Il provvedimento di disposizione conterrà le indicazioni relative alle ore di formazione da svolgere, al termine “congruo” entro il quale recuperare il debito formativo, alle modifiche da apportare al piano formativo individuale.

In caso di inottemperanza alla disposizione è applicata la sanzione amministrativa da euro 515 ad euro 2.580 (art. 11, c. 1, D.P.R. n. 520/1955).

Il Ministero chiarisce tuttavia che il predetto regime sanzionatorio è effettivamente applicato esclusivamente in caso di gravi inosservanze ai doveri di erogazione nella formazione che si concretizzi in un inadempimento dell’originario piano formativo individuale. Diversamente, nel caso in cui l’inadempimento dipenda dalla mancanza di offerta formativa pubblica il funzionario ispettivo non potrà adottare il provvedimento di disposizione ma si limiterà ad indicare nel verbale la carenza formativa e a predisporre una informativa sintetica da consegnare all’apprendista.

SANZIONI PER INOSSERVANZA DEI PRINCIPI

Il nuovo Testo unico dell’apprendistato contiene all’articolo 7, comma 2, un nuovo apparato sanzionatorio in relazione all’inosservanza dei principi generali che sono alla base di una corretta stipulazione del contratto di apprendistato e di un corretto svolgimento del rapporto di lavoro.

In particolare, il datore di lavoro è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 100 a 600 euro per ogni violazione delle disposizioni contrattuali collettive, attuative dei principi concernenti:

  •  la forma scritta, il patto di prova, il piano di formazione individuale;
  • il divieto di retribuzione a cottimo;
  •  la possibilità di inquadrare il lavoratore fino a due livelli inferiori rispetto alla categoria spettante, in applicazione del contratto collettivo nazionale di lavoro, ai lavoratori addetti a mansioni o funzioni che richiedono qualificazioni corrispondenti a quelle al conseguimento delle quali è finalizzato il contratto ovvero, in alternativa, di stabilire la retribuzione dell’apprendista in misura percentuale e in modo graduale alla anzianità di servizio;
  •  la presenza di un tutore o referente aziendale.

In caso di recidiva (intesa come reiterazione di cui all’articolo 8-bis, Legge n. 689/1981) la sanzione amministrativa pecuniaria varia da 300 a 1500 euro.

Inoltre, è espressamente previsto l’utilizzo della procedura di diffida obbligatoria.

Il Ministero precisa che

“La sanzionabilità della violazione delle “disposizioni contrattuali collettive attuative dei principi” di cui si è detto impone pertanto al personale ispettivo di procedere anzitutto a una verifica in ordine alla attuazione dei principi stessi e, in secondo luogo, ad una verifica circa la concreta applicazione di quanto stabilito dalla contrattazione collettiva.In tal senso sarà anzitutto sanzionabile la mancanza della forma scritta del contratto, del patto di prova e del relativo piano formativo individuale.

Sul punto va peraltro evidenziato che l’aver esplicitamente previsto la procedura di diffida in relazione alla forma scritta del contratto, vuol consentire la regolarizzazione non soltanto dei casi in cui lo stesso differisce contenutisticamente da quanto previsto dalla contrattazione collettiva, ma anche dei casi in cui la forma scritta sia del tutto assente.

Il Legislatore, infatti, rimette esclusivamente alla volontà del lavoratore la scelta relativa alla eventuale attivazione del giudizio per ottenere la “trasformazione“, del rapporto di apprendistato in un normale rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.”

Forma scritta

All’apprendista deve essere consegnato il contratto individuale di lavoro. Al riguardo il Ministero precisa che non è sufficiente consegnare la copia di assunzione al Centro per l’impiego (mod. Unificato Lav) per adempiere all’obbligo della forma scritta.

Nel caso in cui non sussista nemmeno la predetta comunicazione obbligatoria di assunzione il rapporto di lavoro sarà considerato “in nero”, senza possibilità di procedere ad una regolarizzazione; stante il fatto che il contenuto formativo tipico del contratto di apprendistato prevede il rispetto di specifiche disposizioni legislative e contrattuali (come ad esempio l’approvazione del piano formativo individuale) che non possono essere osservate “retroattivamente”.

Come noto l’articolo 13, D.Lgs. n. 124/2004, impone la regolarizzazione del rapporto di lavoro “in nero”, al riguardo il Ministero precisa che, quand’anche venisse a cessare il rapporto di lavoro a tempo indeterminato stipulato a seguito della regolarizzazione, potrebbe in un secondo momento essere ancora possibile la stipula di un rapporto di lavoro di apprendistato, nel rispetto di quanto chiarito nell’Interpello n. 8/2007. In tale risposta a interpello è stato introdotto un criterio generale (anche se da valutare caso per caso) in base al quale è possibile la stipula di un contratto di apprendistato se il rapporto di lavoro già svolto in precedenza con lo stesso datore di lavoro non è superiore alla metà della durata prevista dalla contrattazione collettiva per l’apprendistato corrispondente a quella qualifica.

Per quanto attiene alla sanzione amministrativa la stessa è applicabile:

  •  non solo in caso di mancata formalizzazione per iscritto del contratto di apprendistato,
  •  ma anche in caso di formalizzazione:
  • successiva al contratto ovvero
  •  difforme o incompleta (con riferimento ai modelli previsti dalla contrattazione collettiva).

Personale ispettivo

Alla contestazione delle sanzioni “provvedono gli organi di vigilanza che effettuano accertamenti in materia di lavoro e previdenza” quindi i funzionari del Ministero del Lavoro, ma anche il personale ispettivo di Inps, Inail e Enpals.