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Regolamento comunale pubblici esercizi, le Associazioni di categoria scrivono a Bruni

Inserito il 8 novembre 2011 – 15:17
bruni

Prosegue il confronto fra Comune di Lucca e Associazioni di Categoria, in merito alla stesura del nuovo regolamento sui pubblici esercizi. A tale proposito, pubblichiamo di seguito, in maniera integrale, la lettera inviata nei giorni scorsi dai Direttori di Confcommercio e Confesercenti, Rodolfo Pasquini ed Emanuele Pasquini, all’Assessore di competenza di Palazzo Orsetti, Moreno Bruni.

Spett.le Amministrazione,

con riferimento all’incontro del 6 ottobre 2011 e al successivo incontro di mercoledì 2 novembre e ad alcune comunicazioni emerse sulla stampa da parte della Commissione, siamo con la presente a presentare alcune nostri osservazioni, anche a chiarimento di una discussione che a nostro avviso non ha fino ad oggi pienamente rappresentato le istanze e le proposte della nostra associazione.

Come affermato nel corso degli incontri in oggetto riteniamo che il tema della programmazione dei pubblici esercizi, debba essere affrontato sia nell’ambito del regolamento in oggetto, sia nelle eventuali correlazioni in altri strumenti regolamentari ad esso connessi. Il tema delle superfici è infatti solo uno degli elementi che indirizzano lo sviluppo di un comparto e non l’unico a regolare gli indirizzi che l’Amministrazione può determinare.

Per quanto riguarda pertanto le posizioni delle nostre associazioni rimangono prioritari quattro principi:

a) la determinazione di requisiti qualitativi, igienico sanitari e standard urbanistici che indirizzino lo sviluppo del settore evitando la proliferazione di micro attività che non qualificano l’offerta complessiva, sia nel centro che nella periferia della città confermando in tal senso l’impianto del regolamento esistente;

b) garantire la differenziazione tra le diverse tipologie di pubblico esercizio e tra pubblico esercizio sulla base delle diverse caratteristiche strutturali e dei diversi requisiti e garantire la corretta informazione al consumatore; e tra pubblico esercizio e attività di vicinato sulla base delle diverse attrezzature e delle diverse modalità di concepire la somministrazione come fattore principale nel primo caso, accessorio nel secondo;

c) garantire l’accesso al comparto da parte di nuove imprese, nei limiti previsti dai criteri del punto a)

d) promuovere la semplificazione procedurale e autorizzativa laddove questa semplificazione non determini una deregulation funzionale che crei contraddizioni con il punto b)

PREMESSA

Ribadiamo in premessa di ogni successiva considerazione che il tema posto della modifica delle superfici minime è una priorità posta dall’Amministrazione e non considerata tale dalle nostre categorie. Per questo anche in questa sede, rinnovando la nostra disponibilità di metodo e di merito a discutere anche questo aspetto, riteniamo fondamentale che l’occasione sia colta per avviare e portare a compimento anche altre questioni strategiche che riguardano il settore sia afferenti al Regolamento in oggetto, sia afferenti ad altre tematiche.

 IPOTESI DI MODIFICA DEL REGOLAMENTO P.ES – NS. VALUTAZIONI E PROPOSTE

In merito al Regolamento in oggetto proponiamo le seguenti osservazioni

a) art. 5 (zone) – Mantenere la suddivisione delle zone come regime di transizione fino al completamento dei termini dell’art.19 comma 2. Alla fine di questi tempi semplificare a tre zone con caratteristiche urbanistico/architettoniche rilevanti: a) centro storico; b) periferia; c) zone agricole/collinari/montane e centri storici minori.

b) Art. 7 (condizioni particolari per la zona 1) – Nello spirito dei principi enucleati nella prima parte della presente, confermando i principi ispiratori del Regolamento vigente – proponiamo la riduzione di un 20/30% della superficie di cui al comma b), mentre riteniamo – anche alla luce dell’attuale andamento – di mantenere inalterato il comma a).

c) Art. 7 (condizioni particolari per la zona 1) – Riteniamo utile l’abrogazione o una complessiva riformulazione dei commi c) d) e) f) g) ritenuti poco efficaci e poco chiari;

d) Art. 9 comma 7 (etnico) – Si chiede la riformulazione o l’abrogazione del comma in oggetto. Dal dibattito di questi 2 anni è emerso che non era interesse dell’Amministrazione limitare la presenza di ristoranti che si richiamano a tradizioni gastronomiche diverse. Era semmai interesse dell’Amministrazione limitare alcune tipologie di attività (friggitorie, attività artigianali di somministrazione da asporto, kebab, ecc.). Per questo la norma a nostro avviso andrebbe totalmente rivista.

e) Art. 8 (superfici fuori centro) – Nello spirito di cui sopra proponiamo la riduzione del 20/30% della superficie di cui al comma a), mentre riteniamo – anche alla luce dell’attuale andamento non discriminante – di mantenere inalterato il comma b);

f) Art.9 comma 3. (requisiti) – Sul tema è necessario a nostro avviso un chiarimento tecnico sul rapporto tra posti tavola/suolo pubblico esterno/potenzialità cucina.

g) Art. 9 comma 8 (superfici direttrici extraurbane) – Nella logica di cui agli articoli precedenti, ridurre la superficie indicata del 20/30%.

Sempre in merito al Regolamento in oggetto ma non in tema di requisiti e/o Programmazione indichiamo anche la seguente osservazione:

h) Art. 11 comma 3 – In merito alle esecuzioni temporanee e al fine di promuovere la semplificazione procedurale e autorizzativa chiediamo che la denuncia di inizio attività sia accompagnata da una autocertificazione e che non sia pertanto necessaria la certificazione di tecnico abilitato.

 REGOLAMENTO E ESERCIZI DI VICINATO

Sempre in merito al Regolamento in oggetto ma in tema di esercizi di vicinato, anche a seguito dei recenti interventi crediamo che la formulazione attuale dell’articolo 17, approvata dal Consiglio dopo altre due precedenti formulazioni transitorie nel mese di giugno, pubblicata all’albo a metà luglio, in vigore da fine agosto e ancora inapplicata, sia da mantenere ed applicare fin da subito al fine di verificarne l’efficacia e non azzerare la credibilità normativa del Consiglio stesso che dopo quasi cinque mesi dall’adozione di una norma non ha visto ancora la sua prima applicazione.

TRE QUESTIONI FONDAMENTALI PER LA CATEGORIA DA AFFRONTARE

Fuori invece dai temi del Regolamento richiediamo l’apertura di un percorso con l’Amministrazione su tre questioni strategiche:

i) Apertura di un tavolo di lavoro tra associazioni di categoria, amministrazione e polizia municipale per la definizione di un percorso di informazione capillare degli operatori sulle regole vigenti e in particolare sui temi dell’art 17, dell’art 10 comma 9 del Regolamento, delle differenziazioni tipologiche tra pubblici esercizi. Ciò che preme alle nostre associazioni non è un approccio sanzionatorio sui temi in oggetto ma un percorso che dia efficacia alle regole scritte e che a nostro avviso potrebbe passare nel giro di due mesi da una fase informativa (alla quale potremmo collaborare attivamente), una seconda fase prescrittiva (avvalendosi di quanto indicato dal comma 3 dell’art. 18) e alla fine alla fase sanzionatoria rendendo così efficace la normativa.

j) Apertura di un tavolo con gli assessorati competenti al fine di ridefinire alcune questioni attinenti alla gestione del suolo pubblico delle attività di somministrazione sia in centro che fuori. Interesse degli operatori – ma crediamo anche della città – è da un lato poter evitare (come accade in moltissime altre zone) l’obbligo di smontare le strutture per un periodo durante l’arco dell’anno per rispondere a un formalismo burocratico che crediamo possa essere assolto in altre modalità; in secondo luogo avere alcune semplificazioni in termini di tipologie di strutture, al fine di consentire l’installazione di gazebi e dehors nelle aree del centro e della periferia ove questo sia compatibile con il decoro urbano e laddove non lo fosse poter avere la possibilità di alzare le già previste paratie laterali.

Crediamo con questa nostra, che unisce piccole osservazioni di facile attuazione a questioni che richiedono un tempo di confronto più ampio, di aver fugato alcune cattive interpretazioni emerse nel corso di passati incontro, di aver dato una risposta alle richieste dell’Amministrazione, naturalmente unita ad altre necessità sollecitate dalla categoria.

Ribadiamo infine che sarebbe auspicabile non una risoluzione contestuale di tutti in temi, ma molto più semplicemente la condivisione di un percorso che apra contestualmente i vari fronti di interesse“.